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 I bambini di cultura tibetana
durante le lezioni
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Una scuola per aiutare un popolo a mantenere la propria
identità. Una scuola per dare ai giovani opportunità diverse
da quelle offerte dal destino: combattere sulle loro montagne,
tra le più alte del mondo, in una guerra guerreggiata tra
Pakistan ed India. Combattere in uno stato smembrato, conteso
da India, Pakistan e Cina. Ed il loro futuro non sarebbe altro
che quello di portatori d’alta quota tra le retrovie e le
trincee sulla linea del fuoco. La scuola è stata realizzata ad
Upti, nello Zanskar, lo stato indiano del Jammu e Kashmir
situato a nord della catena dell’Himalaya e a sud della valle
superiore del fiume Indo. Il tormentato rilievo montuoso,
unito alla rudezza del clima, rende questa regione di
difficile accesso. I villaggi restano isolati da ottobre a
giugno e durante l’inverno il termometro scende a meno 35°. In
questo clima, a 3500 metri di altitudine, vivono poveramente
circa 12mila persone. La maggioranza, di religione buddhista,
lotta per mantenere la propria identità culturale. Uno sforzo
che da qualche anno è condiviso con l’Associazione europea
«AàZ», nata per sostenere la «Lamdon Model School» fondata nel
1990 da alcuni genitori dello Zanskar. L’Associazione oggi
riunisce circa 300 iscritti, il 10% dei quali italiani e buona
parte bresciani. I soci ogni anno inviano contributi per far
sì che insegnanti qualificati assicurino un insegnamento a
circa 300 allievi, il 10% della popolazione scolastica della
regione. I programmi vengono svolti in ladakho, la lingua
indigena che ha assonanze con il tibetano, e non in urdu come
viene imposto nelle scuole finanziate dal governo. Proprio
nella scorsa estate è stato inaugurato - presenti alcuni
alpinisti ed escursionisti bresciani - l’edificio che ospita
la scuola voluta dai genitori della valle dello Zanskar. La
vecchia sede della scuola - frequentata inizialmente da dodici
ragazzi, aumentati nel corso degli anni fino agli attuali 300
-, è stata trasformato in casa-alloggio per gli insegnanti che
provengono da altre località dell’Himalaya. Il futuro,
tuttavia, è quello di decentrare le scuole in altre zone della
valle, per permettere al maggior numero possibile di studenti
di frequentarle: ora, per andare a scuola - le lezioni
iniziano alle 10 e terminano alle 14 - i ragazzini devono
camminare anche per alcune ore, con temperature che
raggiungono, come detto, i 35° sotto lo zero. L’azione di
solidarietà sta continuando - nei giorni scorsi si è svolto
nella nostra città un incontro ristretto per informare
sull’evoluzione degli aiuti, mentre alcune mostre fotografiche
(all’Olmo Colmo di corso Magenta) servono a raccogliere fondi
per l’Associazione -, per far sì che nei villaggi vicini
sorgano altre associazioni gemellate di genitori. «Per i nostri
ragazzi non vogliamo un futuro di combattenti - spiega Marco Vasta,
punto di riferimento bresciano dell’Associazione francese
«AàZ» -. Per questo ci impegneremo ulteriormente per
garantire loro l’unico strumento che possiamo offrire: una
educazione di alta qualità, unita ad una formazione
professionale adatta a queste realtà himalayane. Già da
quest’anno stiamo collaborando con la Lamdon Model School di
Leh, la maggiore realtà scolastica del Ladakh, e con il
Secmol, l’associazione di insegnanti e studenti ladakhi che,
su incarico dell’Hill Council di Leh (il nuovo organismo di
autonomia amministrativa), affianca i comitati dei genitori
nei villaggi». Chi volesse
maggiori informazioni sulle attività dell’Associazione e sulle
modalità di aiuto ai ragazzi (adesione all’associazione,
adozione agli studi di un ragazzo/a, adozione della scuola o
semplice donazione), può telefonare allo 03049592.
Anna
Della Moretta
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