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Dopo le drammatiche vicende accadute in Tibet nel corso del 2008, il CAI di Manerbio organizza due serate dedicate al popolo tibetano, alla sua cultura e allo splendido ambiente naturale che fa da scenario immobile alle violenze a cui stiamo assistendo. Nella prima serata verrà proiettato il film "Il grido di un popolo" del regista Tom Piozet. Per la seconda serata il CAI ha invitato Marco Vasta, profondo conoscitore della cultura tibetana in Tibet e nel Ladakh indiano, che ha raccontato le sue esperienze di viaggio in diverse opere tutte dedicate alle culture himalayane. Ha appena pubblicato con Stefano Pensotti un volume sul Tibet orientale con una analisi della insurrezione dei nomadi Khampa dal 1956 al 1974. Con immagini fotografiche, scattate fra il 1986 ed il 2005, Marco Vasta, consigliere del CAI Brescia e attivista della associazione Italia Tibet, propone una testimonianza diretta ed attenta della difficile situazione in cui il popolo tibetano è costretto a vivere. La proiezione CAROVANE DELL'HIMALAYA racconterà la vita in alcune valli tibetane dell'Himalaya e si conclude con i viaggi al Monte Kailash ed a Lhasa. Le immagini di monasteri ristrutturati, di monaci in preghiera, che accompagnano la proiezione nascondono una realtà di annientamento, di oppressivo e massiccio controllo di ogni dissenso.Carovane di yak e pecore percorrono ancora oggi le alte valli su un tracciato commerciale che attraversa dell'Himàlaya e consente gli scambi di riso, salgemma, spezie e lana fra l'altopiano tibetano e le valli del Nepal. I percorsi ricalcano tracciati millenari. Nel 1959 il commercio venne interrotto per ordine della Cina ma nel 1983 sono stati riaperti 16 valichi fra Nepal e Tibet. Un tempo il commercio consisteva soprattutto nello scambio di lana e salgemma del Tibet contro riso del Nepal, oggigiorno cavalli, pecore e yak trasportano anche beni di consumo più moderni quali radio, utensili in acciaio e plastica ed altro ancora. Cosa vedrete nel corso della conferenza La conferenza (durata circa 40') mostra costumi, architettura e vita quotidiana diell'affascinante mondo tibetano seguendo le carovane fino al grande altopiano a 4.600 metri dove vivono i nomadi fra i laghi salati, steppe e montagne. Le immagini sono state scattate nel corso di sette viaggi in Mustang, Dolpo e Tibet. Hanno contribuito: Massimo Cammelli, Giovanni Gie, Piero Piazza, Antonio Sbrolli, Wanda Romagnoli. L'HIMALAYA tibeto-nepalese La popolazione nepalese è prevalentemente hinduista e occupa la pianura a sud verso l'India, le colline e la parte bassa delle valli che scendono a pettine dallo spartiacque formato dalla Grande Catena Himalayana. Aldilà della quale si estende il grande altopiano del Tibet. Le genti che abitano le testate di queste valli vengono definite Botia, cioè "gente di Tibet". Ed infatti sono di lingua, cultura e religione tibetana. Differiscono quindi notevolmente dalle altre etnie nepalesi e sono facilmente individuabili anche dal turista inesperto. Lineamenti mongolici, occhi a mandorla, ampie tuniche, grembiuli coloratissimi per le donne, vestiti pesanti. Differente è anche l'architettura: case senza tetti spioventi perché quassù le precipitazioni monsoniche sono rade. Nelle oasi di montagna non si produce riso ma nei pochi campi viene coltivato l'orzo. Mustang e Dolpo sono due aree di cultura tibetana nell'Himàlaya nepalese (Marco Vasta ha partecipato allas tesura del libro "Tibet sopravvisssuto in Mustang e Dolpo" con Fosco Maraini e R. Messner - copertina a sinistra). A differenza del Tibet, dove l'occupazione cinese sta cancellando le tracce di una civiltà millenaria, qui gli abitanti hanno conservato intatta la propria identità culturale.
MUSTANG, antico regno tibetano Il grande canyon del Mustang, cioè bacino idrografico dell'alto Kali Gandaki, è un deserto d'alta quota. Caratteristica della regione sono i piccoli castelli feudali con le mura dipinte a strisce verticali verde, amaranto e bianco, cioè i colori della setta Sakya Nor-pa. A Lo Manthang, città proibita fino al 1993, regna Singme Dorje, 26° rappresentante di una dinastia fondata nel 1300.
DOLPO, il paese nascosto Guru Rimpocé, il prezioso maestro, capostipite del Buddhismo tibetano, creò i misteriosi Be Yul, i paesi nascosti, dove si sarebbero rifugiati gli uomini pii quando il male fosse dilagato nel mondo. Le tre valli dell'Alto Dolpo sono un Be Yul di difficile accesso: valichi di oltre 5.000 metri le isolano da novembre a marzo. Chi si avventura nella terra de "Il leopardo delle nevi", incontra sciamani Bon, minuscoli templi, e carovane in cammino verso il Tibet.
KANRINPOCÈ, gioiello delle nevi E là, sull'altopiano, il monte Kailash si erge al centro del mondo asiatico, sacro alle quattro religioni Hindu, Buddhista, Bon e Jainica. Pellegrini indiani, tibetani e nepalesi raggiungono la montagna nella breve estate dell'altopiano. Il percorso attorno alla montagna è un susseguirsi di incontri con personaggi singolari. Chi affronta 108 volte il sentiero che si inerpica sulle sue pendici, raggiungendo i 5.650 metri del passo Dolma, avrà completa salvezza dell'anima.
L'OCCUPAZIONE CINESE Nel 1949 la Cina occupava (o riprendeva possesso... come dice Pechino) del Tibet. Nel 1959 un tentativo di insurrezione aiutato dagli Stati Uniti si trasformava in un massacro data la disparità di forze. Iniziava la sinizzazione forzata del Tibet, il suo sfruttamento e l'invio di alcuni milioni di coloni cinesi. La guerriglia trovò le sue basi in Mustang e Dolpo e continuò fino al 1975 quando, con brusco voltafaccia, la CIA abbandonò a se stessi i guerriglieri. Chi non depose le armi venne eliminato dall'esercito nepalese. La proiezione si conclude con la tragica repressione delle proteste del Marzo 2008 e dei mesi successivi.
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